Il 10 agosto 2026 il Dipartimento per le politiche della famiglia ha pubblicato l'avviso Crescere nei piccoli comuni 2026: 50 milioni per i Comuni fino a 5.000 abitanti. Non e' una gara: chi ha i requisiti e manda la PEC entro il 29 settembre 2026 entra nell'elenco. Guida pratica per i piccoli Comuni.
C'è un finanziamento a portata di mano per i piccoli Comuni, e ormai meno di due settimane per chiederlo. Nessun progetto da scrivere, nessun punteggio da raggiungere, nessuna gara contro gli altri Comuni: servono un modulo, una firma digitale e una PEC da inviare entro il 29 settembre 2026.
Il 10 agosto 2026 il Dipartimento per le politiche della famiglia ha pubblicato l'avviso «Crescere nei piccoli comuni 2026», con una dotazione di 50 milioni di euro a valere sul Fondo per le politiche della famiglia. L'obiettivo è portare attività educative e occasioni di aggregazione nei territori che ne hanno meno. La caratteristica che cambia tutto è la forma: è un avviso non competitivo.
Cosa vuol dire «non competitivo»
Nei bandi tradizionali le amministrazioni competono: il progetto migliore prende i punti, gli altri restano fuori. Qui no. Il Dipartimento approva l'elenco dei Comuni che hanno manifestato interesse e ripartisce i 50 milioni fra loro in base alla popolazione residente. Niente click-day, niente graduatoria di merito: chi ha i requisiti e invia la manifestazione di interesse in tempo entra nell'elenco. L'unico vero rischio, per un piccolo Comune, è non accorgersi della scadenza.
Chi può partecipare
- Popolazione: fino a 5.000 abitanti, dato ISTAT al 1° gennaio 2025.
- Elenco: il Comune deve comparire nell'Allegato 1 dell'avviso.
- Esclusioni: i Comuni delle Province autonome di Trento e Bolzano.
- Forma: da soli, oppure in convenzione ai sensi dell'art. 30 TUEL con un Comune capofila.
- Minori coinvolti: almeno 15 residenti nella fascia 0-14 anni.
Molti Comuni sotto i mille abitanti, da soli, non raggiungono la soglia dei 15 minori. L'avviso consente di associarsi per arrivarci, ma la convenzione deve essere già perfezionata al momento della manifestazione di interesse: se pensate di aggregarvi con i Comuni vicini, va fatto ora, prima del modulo.
Le due linee di intervento
Ogni Comune deve aderire ad almeno una linea, e può sceglierle entrambe.
- Linea A – bambini e adolescenti: attività educative, ricreative, culturali, sportive e di socializzazione, con particolare attenzione alla fascia 0-14.
- Linea B – intergenerazionalità: iniziative che mettono insieme generazioni diverse — scambio di competenze ed esperienze, rafforzamento dei legami di comunità. Biblioteche, centri civici e spazi polifunzionali sono i luoghi naturali di questa linea.
Cosa si chiede al Comune, oggi
Pochissimo. La manifestazione di interesse contiene i dati dell'ente, la scelta fra partecipazione singola o come capofila, gli eventuali Comuni in convenzione, la linea o le linee scelte e le dichiarazioni richieste. Nessun capitolato, nessun cronoprogramma, nessun preventivo. Il modulo si compila dal link ufficiale sul sito del Dipartimento, si firma digitalmente e si invia via PEC a crescereneipiccolicomuni@pec.governo.it con oggetto «CPC2026». Per i chiarimenti c'è la casella supportoavvisocpc@governo.it. La scadenza è il 29 settembre 2026.
Quanto e quando
L'avviso non fissa un importo per Comune: la cifra arriverà con il decreto che approva l'elenco dei beneficiari, calcolata sulla popolazione residente. Il contributo è erogato in un'unica soluzione, e da quel momento il Comune ha 12 mesi per realizzare le attività. Le voci di spesa ammissibili non sono ancora dettagliate: l'articolo 4 rimanda a istruzioni operative che verranno pubblicate più avanti. È proprio per questo che conviene manifestare interesse anche senza un'idea già definita: chi entra nell'elenco avrà tempo per progettare, chi resta fuori non avrà nulla da progettare.
Cosa preparare fin d'ora
La finestra fra la manifestazione di interesse e il decreto è il tempo utile per trasformare il finanziamento in un progetto. Qualche esempio coerente con le due linee, sul fronte che seguiamo noi — le forniture informatiche per la PA:
- Una biblioteca o un centro civico con monitor interattivi per letture animate, corsi di alfabetizzazione digitale per gli anziani tenuti dai ragazzi, incontri di comunità: la Linea B prende forma in uno spazio che il Comune già possiede e oggi sfrutta poco.
- Uno spazio per attività educative 0-14 con postazioni informatiche, tablet e strumenti didattici digitali: rientra nella Linea A e resta sul territorio anche dopo i 12 mesi.
- La rete e il Wi-Fi che rendono davvero utilizzabili quegli spazi: spesso è il tassello che manca perché il resto funzioni.
Sono idee, non un catalogo di spesa: le voci ammissibili si conosceranno con le istruzioni operative. Ma un progetto pensato prima del decreto si spende meglio nei 12 mesi che seguono. E quando arriva l'importo, sul MePA si acquista in fretta con una Trattativa Diretta o una RDO: il tempo gioca a favore di chi si è preparato.
Da dove partire
Verificate se il vostro Comune è nell'Allegato 1 dell'avviso e mettete a fuoco lo spazio da attrezzare. Se volete ragionare su un'idea di intervento per la Linea A o la Linea B, possiamo aiutarvi a costruire una proposta pronta per quando arriverà il contributo: dal catalogo alla richiesta di preventivo, fino alla pagina dedicata ai Comuni.